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"Gioacchino Chiparo è, forse, uno degli ultimi desaparecido della poesia. Per questa dolce, eterea e sublime arte, che viene prima della filosofia, anzi, della quale è una derivazione, il poeta siculo-canellese ha dedicato anni della propria vita e speso tante forze (non solo fisiche). Raccogliendo, come spesso accade, briciole di lusinghe, solo sfiorate e soddisfazioni appena accarezzate nei sogni di artista." ha scritto di lui il giornalista Giovanni Vassallo, il 3 dicembre '99, su La Nuova Provincia, bisettimanale astigiano.

GIOACCHINO CHIPARO

Una poesia senza confini

di Giovanni Vassallo

Se lo incontri per strada, con la sua andatura da ordinary people di provincia, ti fermi a guardarlo; incedere dinoccolato, sguardo che vaga tra la memoria, le colline e, forse, qualche verso che nasce improvviso senza un vero perché. Lui non si scompone se lo fermi e gli chiedi “Chi Sei?”. Con un sorriso disarmante, ti risponde mozzandoti il fiato in gola; “La mia vita è una Poesia”. Questo è Gioacchino Chiparo, poeta siculo-canellese, e non sai bene dove finisca uno ed inizi l’altro. Un binomio non fine a Milena se stesso, quello della genitura e del domicilio di vita. Dalla Sicilia, paese natale Milena in provincia di Caltanissetta, ultimo di cinque figli (sarebbe piaciuto tanto a Francesco De Gregori così da prenderlo in prestito per  “Generale”), papà Salvatore e mamma Carmela Palumbo. I fratelli Antonino, Girolama, Melina e Salvatore con sete d’avventura e di lavoro, che da quelle parti non abbondava di certo. Lui, il più piccolo, cerca l’avventura in Piemonte, attratto forse dal profumo di grandeur che pervade la regione subalpina. E’ il 1960; sono gli anni del boom economico, delle immigrazioni di massa, del lavoro a palate e, con questo, il frigo, la tivù, LasciaoRaddoppia e la Seicento. Gioacchino Chiparo arriva a Vercelli, tra nebbie e zanzare, come fattorino in un supermarket. Non bada a fronzoli, l’isolano Goacchino; lavoro e, quando meno te lo aspetti, una poesia nata tra uno scaffale e l’altro. Una domenica di settembre in gita-premio con i colleghi del market approda a Canelli Canelli. C’è la vendemmia e lui si innamora di questa valle; dolci pendii, i colori caldi dell’autunno, il “mare” di vigne che gli ricorda le onde della sua Sicilia. Decide; questa sarà la mia seconda patria. Viene a viverci, ci lavora tra le umide e fresche “cattedrali sotterranee”, senza però mai dimenticare il primo Amore; la Poesia. La sua vena poetica è senza fine, e tra le colline che sanno di mosto rafforza la passione per i versi. Nel 1970 fonda, con Angiola Broccati Stradella, Anselmo Bea e Carlo Bussi una casa editrice, “La Voce Nuova”, che gli regala soddisfazioni abbinate a qualche cocente delusione. Ma, lui, continua a scrivere. E, nel 1972, pubblica il suo primo libro; “Versi e non parole”. Poesie colme di sentimento, fragranti di vita vissuta, dure e crude come la terra arsa, calde come la sua Sicilia, dolci e vaporose come le brume che avvolgono le colline del Moscato. Nel 1973 è la volta di “Dialogo con le stelle”, dove si avvicina alle mete di una poesia fatta di sogni e di aspettative mai deluse. Intanto, a Roma, dà vita in collaborazione con altri autori un circolo culturale, che chiama “Unione Italiana per il Progresso della Cultura”, sigla UIPC. Incontra grandi scrittori, Alberto Bevilacqua, giornalisti-scrittori, Maurizio Costanzo,Franco Piccinelli e politici di cui è meglio tacere i nomi.  Più tardi incontra anche a Reno Bromuro e tantissimi altri.Intanto, aumenta la schiera di chi apprezza i suoi versi; per tutti diventa “l’Imbottigliatore di Nuvole”, in omaggio, forse, a Canelli ed alla sua Sicilia, crocevia di culture e soffi vitali. Nel 1976 dà alle stampe “Non è più nessuno”, dove raccoglie gli spunti di una vita vissuta sempre con realistica nonchalance. Arrivano, com’era logico aspettarsi, i premi; medaglia d’oro al “Villa Alessandra 1974”, coppa al “Paradigma 1975”, medaglia d’argento al “X Columbiam Trophy 1975-76”, medaglia d’oro al “Premio Anna Pace 1975”, “Oscar dell’Accademia Internazionale 1976”, primo premio con medaglia d’oro al “Premio  Giovanni Pascoli 1978”. Gli anni ’80 sono una sorta di pausa di riflessione. Gioacchino Assurdo Desiderio. di Gioacchino Chiparo Chiparo guarda dentro se stesso, legge con nuovi occhi la vita e, nel 1991, pubblica quello che i critici hanno definito il suo capolavoro: “Assurdo desiderio”, tradotto anche in inglese ed oggetto di studio alla Cambridge University. Sono pagine permeate di sentimento, di nuova speranza d’amore, un omaggio alla città che lo ospita e, soprattutto, una tenera dedica alla moglie Maria Carmela Guglielmi. “Un diario spirituale autobiografico” definisce l’autore questo libro, che lo consacra definitivamente. Approda sull’antologia dei “Poeti Italiani per l’Europa” del ’98,con traduzione in francese,inglese, tedesco e spagnolo; un saggio su di lui lo si può trovare sulla “Storia della Letteratura Italiana del XX secolo” di Giovanni Nocentini. I siti Internet che lo ritraggono non si contano.

Gioacchino Chiparo, nonostante tutto, non si scompone e se gli chiedi “Come va?”, ti risponde mozzandoti il fiato in gola; “Scriverò sempre, è la mia vita. E lavoro, che c’è di strano”. Nulla, se ti chiami Gioacchino Chiparo, “l’Imbottigliatore di Nuvole”.

                            Giovanni Vassallo Giornalista ed ammiratore dell’”Imbottigliatore di Nuvole”

 LE SOLITUDINI DI GIOACCHINO CHIPARO

Sulle pagine di Asti de La Stampa del 20 gennaio 2000, nella rubrica "Freschi di stampa", si legge: "Gioacchino Chiparo, 61 anni tra pochi giorni, poeta canellese di origini siciliane, sta conoscendo nuova fortuna grazie alla pubblicazione di alcune sue liriche e alla citazione in un saggio sulla letteratura italiana del Novecento..."                                  

 
"Le solitudini" (pp. 48 - Lire 15.000)
è in vendita nelle principali 
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 PAGINA PRINCIPALE BIOGRAFIA POESIE SULLA VITA ... E SULL'AMORE